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Agency Partecipata. Ripensare l’Intelligenza Artificiale oltre lo strumento

Scritto il 6 Novembre 20252 Luglio 2026 da Edoardo Mattei
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🎙 Pubblicato con AKAVOICE Wordpress plugin

Una nuova categoria per comprendere la relazione tra umano e artificiale nell’era algoritmica

Linkedin, 6 novembre 2025

Indice

Oltre il paradigma strumentale
I tre livelli dell’Agency Partecipata
1. Agency Strumentale: il mediatore costitutivo
2. Agency Mediativa Adattiva: la trasformazione parziale
3. Agency Co-costitutiva Emergente: la partecipazione generativa
Un esempio concreto: Google Maps
Implicazioni per la responsabilità morale
Dall’analisi alla prassi
Verso una cultura digitale consapevole

Viviamo in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale non è più solo uno strumento nelle nostre mani, ma un mediatore attivo che co-costituisce le nostre azioni, le nostre scelte, persino il modo in cui percepiamo e abitiamo il mondo. Eppure, continuiamo a descrivere questa realtà con categorie inadeguate: da un lato, la riduzione dell’IA a mero strumento passivo; dall’altro, la sua iperbolica elevazione a entità autonoma che minaccia di sostituire l’umano.

L’Agency Partecipata emerge come terza via, una categoria intermedia che supera questa falsa dicotomia e offre strumenti concettuali più precisi per comprendere la specificità ontologica dei sistemi algoritmici contemporanei.

Oltre il paradigma strumentale

La concezione tradizionale della tecnologia come strumento neutro, derivata dalla dottrina aristotelico-tomista della causalità strumentale, presuppone che gli artefatti agiscano esclusivamente in virtù dell’agente principale, trasmettendo passivamente l’intenzione umana senza modificarla. Tuttavia, l’osservazione empirica dei sistemi socio-tecnici contemporanei rivela una realtà ben più complessa.

Un algoritmo di machine learning non esegue semplicemente i comandi del programmatore: apprende da dati che nessun essere umano ha mai analizzato nella loro totalità, stabilisce correlazioni che nessuno aveva previsto, produce decisioni che sorprendono i suoi stessi creatori. Gli artefatti tecnologici non si limitano a trasmettere l’intenzione umana: la mediano, la trasformano, la ridefiniscono attraverso le proprie logiche operative.

Allo stesso tempo, la prospettiva della simmetria radicale proposta dall’Actor-Network Theory (ANT) – che dissolve ogni distinzione ontologica tra attanti umani e non-umani – rischia di cancellare proprio la priorità dell’agency umana che costituisce il fondamento della responsabilità morale.

I tre livelli dell’Agency Partecipata

L’Agency Partecipata risolve questa tensione articolandosi su tre livelli di crescente complessità mediativa:

1. Agency Strumentale: il mediatore costitutivo

Al livello più elementare, troviamo sistemi che partecipano creativamente all’azione attraverso capacità di elaborazione relazionale, ma mantengono una causalità sostanzialmente classica. Un calcolatore che esegue operazioni aritmetiche, un motore di ricerca con parole chiave predefinite, un sistema di controllo industriale con parametri fissi: qui l’artefatto trasmette l’efficacia dell’agente umano senza alterarne significativamente la natura.

2. Agency Mediativa Adattiva: la trasformazione parziale

A un livello intermedio, troviamo sistemi che introducono elementi di mediazione che trasformano parzialmente l’intenzione originaria. Un algoritmo di raccomandazione non si limita a elaborare ciò che l’utente esplicitamente richiede: interpreta le sue preferenze, le contestualizza rispetto ai comportamenti di utenti simili, propone contenuti non considerati. L’intenzione umana viene mediata attraverso logiche algoritmiche che la rispecificano e la arricchiscono, introducendo criteri propri che orientano l’azione finale in direzioni potenzialmente divergenti dall’intenzione originaria, pur mantenendo la subordinazione ontologica all’intenzionalità umana.

3. Agency Co-costitutiva Emergente: la partecipazione generativa

Al livello più complesso, il sistema artificiale diventa co-costitutivo dell’azione umana stessa. Un sistema di trading algoritmico ad alta frequenza non esegue semplicemente strategie umane precostituite: genera strategie emergenti che ridefiniscono le stesse condizioni del mercato. I suoi effetti retroagiscono sull’ambiente in cui opera, creando nuove condizioni che richiedono ulteriori adattamenti sia negli algoritmi che negli operatori umani. L’azione risultante è il prodotto di una genuina co-costituzione tra intenzionalità umana e logiche algoritmiche.

Tuttavia – e questo è il punto cruciale – tale co-costituzione rimane asimmetrica: gli algoritmi operano sempre entro spazi di possibilità definiti da scelte umane fondamentali che determinano architetture, obiettivi, vincoli etici e modalità di controllo.

Un esempio concreto: Google Maps

Consideriamo la nostra interazione quotidiana con Google Maps. Quando richiediamo un itinerario verso una destinazione, l’algoritmo elabora la richiesta considerando traffico, distanze, preferenze dell’utente e restituisce un percorso ottimale. Durante il viaggio, notiamo traffico intenso non ancora segnalato e decidiamo autonomamente di cambiare strada, segnalando simultaneamente l’incidente. Google Maps riceve questa informazione, aggiorna i propri dati e ricalcola automaticamente percorsi alternativi per altri utenti.

Questo processo illustra perfettamente l’agency partecipata:

  • Dipendenza ontologica: senza la richiesta umana di un itinerario, l’algoritmo non avrebbe alcuna ragione operativa. La finalità ultima rimane interamente umana.
  • Mediazione attiva: l’algoritmo processa variabili che l’utente non potrebbe considerare simultaneamente (condizioni di traffico globali, tempi storici, chiusure stradali, algoritmi di ottimizzazione).
  • Risultati emergenti: suggerisce percorsi che nessun programmatore aveva specificamente codificato per quella particolare combinazione di circostanze. Può sorprendere l’utente proponendo strade mai considerate.
  • Subordinazione ultima: opera sempre in vista di finalità stabilite dall’intelligenza umana, elabora dati generati da decisioni umane, e la sua efficacia causale si esercita sempre come mediazione di progetti umani preesistenti.

L’esempio dissolve la presunta contraddizione tra mediazione trasformativa e subordinazione ontologica.

Implicazioni per la responsabilità morale

Il riconoscimento dell’agency partecipata ha conseguenze decisive per la distribuzione della responsabilità morale. Se i sistemi artificiali sono genuini mediatori che trasformano l’azione umana, la responsabilità non può più essere pensata secondo il modello lineare tradizionale.

La responsabilità deve essere articolata come responsabilità distribuita in reti di agency, considerando:

  • Responsabilità progettuale (chi progetta l’architettura)
  • Responsabilità implementativa (chi sviluppa il sistema)
  • Responsabilità di deployment (chi lo implementa in contesti specifici)
  • Responsabilità di supervisione (chi monitora il funzionamento)
  • Responsabilità di governance (chi definisce le policy)

Questa distribuzione non equivale a diluizione: ciascun livello mantiene la propria specificità pur operando in relazione costitutiva con gli altri.

Dall’analisi alla prassi

L’Agency Partecipata non è speculazione accademica, ma fondamento necessario per orientare responsabilmente lo sviluppo e l’uso dell’intelligenza artificiale. Riconoscere che l’IA configura un ambiente esistenziale – e non semplicemente uno strumento da regolamentare – ci obbliga a ripensare radicalmente le nostre strategie, etiche, professionali, educative.

Questa categoria ci permette di:

  • Superare gli approcci ingenuamente entusiasti o aprioristicamente condannatori verso l’IA
  • Riconoscere le strutture di peccato digitali (configurazioni tecnologiche che orientano sistematicamente verso l’ingiustizia)
  • Discernere possibili strutture di grazia digitali (mediazioni algoritmiche che favoriscono il fiorire umano)
  • Elaborare criteri di valutazione più sofisticati per i sistemi algoritmici
  • Progettare tecnologie che rispettino la dignità e l’autonomia umana

Verso una cultura digitale consapevole

L’Agency Partecipata ci invita a una nuova alfabetizzazione: non solo saper usare le tecnologie, ma comprendere come esse ci usano, come mediano la nostra percezione del reale, come co-costituiscono i nostri processi decisionali, come strutturano i nostri spazi di possibilità.

In un’epoca in cui gli algoritmi sono diventati ambiente – invisibili eppure onnipresenti, silenziosi eppure performativi – abbiamo bisogno di categorie concettuali che ci permettano di abitare criticamente e creativamente questo spazio. L’Agency Partecipata rappresenta un contributo in questa direzione: un tentativo di pensare la tecnologia con il rigore che la complessità della nostra condizione contemporanea richiede.


L’intelligenza artificiale non è né un semplice strumento nelle nostre mani, né un’entità autonoma che ci sfugge. È un mediatore che partecipa realmente alla costruzione della realtà sociale, in forme ontologicamente subordinate all’agency umana, ma causalmente efficaci. Questa partecipazione asimmetrica è l’essenza dell’Agency Partecipata.

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