Questo manifesto presenta un campo di ricerca, la Teologia Digitale Sistematica (TDS), il cui statuto è ancora in corso di definizione. Non è la fondazione di una scuola né la rivendicazione di un territorio disciplinare: è la dichiarazione di una direzione, aperta al contributo di ricercatori, teologi, sociologi, filosofi e informatici che riconoscano nell’ecosistema digitale un oggetto che la riflessione cristiana non ha ancora affrontato con strumenti adeguati.
Il manifesto distingue due livelli. Il primo è il terreno comune del campo: una diagnosi condivisa sull’inadeguatezza del paradigma dominante, la definizione dell’oggetto e del metodo transdisciplinare, e un insieme di punti saldi che qualunque ricerca riconoscibile come TDS deve assumere. Il secondo è il livello delle traiettorie: le strade specifiche attraverso cui il terreno comune può essere percorso, ciascuna sostenuta da scelte metafisiche e metodologiche argomentate e contestabili. Il manifesto presenta, in appendice e a titolo di proposta personale, una di queste traiettorie, fondata sul tomismo digitale e sulla categoria di agency partecipata. Altre traiettorie sono possibili e attese.
Indice
I. Il digitale come nuova civiltà
Il digitale, apparso come una tecnologia aggiuntiva alla vita umana, si è rivelato trasformativo della condizione umana stessa: una nuova civiltà con propri codici culturali, proprie strutture di potere, proprie forme di socialità, proprie modalità di costituzione dell’identità personale e collettiva. Così come la rivoluzione industriale non fu un semplice cambiamento degli strumenti di produzione, ma una riconfigurazione radicale dei rapporti sociali, delle istituzioni, del senso del tempo e del corpo, la rivoluzione digitale e il suo compimento nell’intelligenza artificiale ridisegnano le condizioni stesse entro cui l’esperienza umana si svolge.
L’approccio iniziale, teso a gestire, regolamentare o addomesticare questo fenomeno in attesa di un ritorno alla normalità, si è rilevato inefficace. Infatti, siamo di fronte a una nuova normalità che esige strumenti cognitivi, categorie filosofiche e fondamenti teologici propri, adeguati alla sua specificità.
L’urgenza di questa elaborazione trova conferma esplicita negli interventi di Leone XIV nel secondo semestre del 2025. Nel discorso al Collegio Cardinalizio del 10 maggio 2025, il Pontefice ha indicato con chiarezza la posta in gioco: «La Chiesa deve rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, offrendo il suo patrimonio di dottrina sociale per difendere la dignità umana, la giustizia e il lavoro». Nel messaggio all’AI for Good Summit del 10 luglio 2025 ha chiesto di «stabilire una gestione coordinata locale e globale dell’IA, basata sul riconoscimento condiviso della dignità inerente e delle libertà fondamentali della persona umana». Nella Dilexit te del 4 ottobre 2025 ha riconosciuto che «sono molte le forme di povertà» e che «a vecchie povertà di cui abbiamo preso coscienza, se ne aggiungono di nuove, talvolta più sottili e pericolose», tra cui l’esclusione digitale[1].
II. L’inadeguatezza del paradigma dominante
La tradizione maggioritaria del pensiero cristiano sulla tecnologia, così come la gran parte della riflessione etica e filosofica fino all’avvento dell’intelligenza artificiale e del «digitale maturo», ha operato entro un paradigma che possiamo definire del governo morale degli strumenti. In questo paradigma, la tecnologia è concepita come un mezzo nelle mani di un agente umano sovrano, neutro nella sua struttura e valutabile esclusivamente in funzione degli usi. Il compito della riflessione morale era identificare l’uso corretto, scoraggiare l’uso distorto, e ripristinare il primato della persona sulla macchina.
Questo paradigma era già teoricamente insufficiente prima del digitale, come avevano mostrato Ellul, Winner e Simondon nel Novecento. Diventa radicalmente inadeguato nel momento in cui la tecnologia non è più uno strumento che amplifica capacità umane preesistenti, ma un attante, un’entità non umana che partecipa attivamente alla costruzione della realtà sociale, co-costituisce le azioni in cui è coinvolta e redistribuisce agency nell’ambiente in cui opera.
La risposta magisteriale più recente e articolata a questa sfida si è espressa in una sequenza di documenti pubblicati in rapida successione: Verso una piena presenza (Dicastero per la Comunicazione, 2023), Antiqua et Nova (Dicastero per la Dottrina della Fede e per la Cultura e l’Educazione, gennaio 2025), Quo vadis, humanitas? (Commissione Teologica Internazionale, marzo 2026). L’urgenza segnalata da questo ritmo insolito è reale e condivisa. L’architettura comune dei primi tre testi, tuttavia, riproduce lo schema del paradigma dominante: da un lato la persona umana con la sua dignità, la sua vocazione, la sua intelligenza «incarnata, relazionale e aperta alla trascendenza»; dall’altro l’intelligenza artificiale con i suoi rischi e le sue distorsioni; in mezzo il compito della Chiesa di difendere la prima dalla seconda[2].
Questa architettura presuppone ciò che dovrebbe dimostrare, l’esistenza di una persona umana già formata «prima» del digitale e che l’intelligenza artificiale rappresenti una minaccia esterna a questa natura ideale pre-digitale. Il titolo Verso una piena presenza è già sintomatico: presuppone uno standard di presenza integra da cui il digitale ci allontana e a cui dobbiamo tornare. Quo vadis, humanitas? risponde alla domanda «dobbiamo potenziare artificialmente l’umano?», che è la domanda del transumanesimo ideologico., ma la trasformazione più profonda dell’umano non sta avvenendo attraverso manifesti transumanisti, sta avvenendo attraverso l’uso quotidiano delle tecnologie digitali, che agiscono sulle disposizioni del soggetto prima di qualsiasi deliberazione consapevole. Antiqua et Nova lo intuisce quando parla di meccanismi «tanto sottili quanto invasivi» capaci di manipolare le coscienze, ma non sviluppa l’intuizione e non cambia l’architettura del testo.
Per le generazioni native digitali non esiste un «prima» non digitale. La loro identità relazionale, affettiva e religiosa si è formata già dentro ambienti mediati algoritmicamente. Chiedere loro di recuperare una presenza pre-digitale equivale a chiedere loro di ricordare una lingua che non hanno mai parlato. Il problema è il livello di analisi fermo a quello degli usi, mentre il condizionamento più profondo opera a livello dell’ambiente trasformando le disposizioni del soggetto prima che il soggetto eserciti qualsiasi scelta deliberata.
La Magnifica Humanitas di Leone XIV (maggio 2026) segna un passaggio che i tre documenti precedenti non avevano compiuto. L’enciclica riconosce esplicitamente che l’intelligenza artificiale «condiziona la psicologia e la sociologia dell’uomo prima che il soggetto possa deliberare», descrive tre livelli sovrapposti di condizionamento (dell’immaginario collettivo, della normalizzazione di ciò che è antiumano, della modificazione del desiderio in profondità) e trae la conseguenza che la risposta deve essere antropologica prima che normativa: non un insieme di regole, ma la formazione di persone capaci di discernimento come disposizione stabile[3]. Con questo il magistero arriva sulla soglia di ciò che la TDS deve fondare, individuare il fenomeno al livello giusto e riconosce che il condizionamento precede la deliberazione, e lì si ferma in quanto non é suo compito spiegare perché quel condizionamento ha la struttura causale che ha. Orientare e indicare è il compito del magistero; fornire le categorie che fondano ontologicamente ciò che il magistero riconosce pastoralmente è il compito della teologia digitale sistematica. La TDS non critica la Magnifica Humanitas per ciò che non dice, ma ne continua il movimento argomentativo verso il livello che il magistero stesso ha indicato come necessario.
III. Il nuovo oggetto: il digitale come cultura, l’IA come nuovo ente
La Teologia Digitale Sistematica assume la cultura digitale come oggetto proprio, cioè l’ecosistema sociotecnico digitale nella sua interezza come luogo teologico, vale a dire come configurazione storica che condiziona costitutivamente le possibilità dell’esperienza umana e che, proprio per questo, interpella la tradizione cristiana nella sua integralità ontologica, antropologica, ecclesiologica e pneumatologica.
Entro questo oggetto generale, l’intelligenza artificiale occupa una posizione categoriale che costituisce la sfida teorica più radicale. Non è classificabile né come strumento puro, privo di agency propria e totalmente subordinato all’intenzione dell’utente, né come agente in senso pieno, dotato di intenzionalità, coscienza e fini propri. Si posiziona in uno spazio intermedio: partecipa realmente ai processi di costruzione della realtà sociale, esercita una forma di causalità propria e tuttavia rimane ontologicamente dipendente dall’intelligenza umana che la finalizza. Descrivere con rigore questa posizione intermedia, qualunque sia il vocabolario filosofico con cui ci si arriva, è il compito teorico che ogni traiettoria della TDS deve affrontare e che nessuno dei documenti magisteriali citati nel § II compie.
IV. La transdisciplinarietà come imperativo metodologico
Un oggetto di questa complessità non può essere adeguatamente analizzato da nessuna disciplina singola. Non dall’informatica, che ne descrive la struttura tecnica, ma non può valutarne le implicazioni antropologiche e teologiche. Non dalla filosofia, che ne coglie le implicazioni ontologiche, ma manca degli strumenti empirici per l’analisi delle strutture sociotecniche concrete. Non dalla teologia, che possiede l’orizzonte normativo e la tradizione riflessiva, ma non ha gli strumenti sociologici per analizzare il modo in cui le strutture digitali condizionano l’esperienza religiosa e morale. Non dalle scienze sociali, che descrivono con precisione i fenomeni, ma operano entro un orizzonte immanentista che non può aprirsi alla dimensione trascendente dell’esperienza.
La TDS non prevede una debole collaborazione occasionale tra saperi. Piuttosto, è transdisciplinare nel senso che richiede, per qualunque traiettoria la percorra, l’integrazione sistematica di almeno quattro tipi di competenza: una sociologia degli artefatti tecnici capace di analizzare empiricamente le reti sociotecniche, una filosofia in grado di trattare le questioni ontologiche che l’IA solleva, una teologia in grado di leggere queste questioni alla luce della tradizione cristiana, e una sensibilità critica capace di rendere visibili i rapporti di potere che le architetture tecniche incorporano e occultano sotto l’apparenza della neutralità. Il modo in cui queste competenze vengono integrate e quale tradizione filosofica e teologica le orienta, è ciò che distingue una traiettoria dall’altra.
V. I punti saldi: il terreno comune del campo
Una disciplina aperta a più traiettorie non è una disciplina senza criteri. Senza un terreno comune, qualunque cosa potrebbe chiamarsi TDS e il nome perderebbe significato. I punti che seguono non sono dogmi da accettare per affiliazione: sono assunzioni che si ritengono difendibili e che chi vuole contestarle è invitato a farlo con argomenti, mostrando dove falliscono nella descrizione dei fenomeni, non semplicemente segnalando che provengono da una tradizione diversa dalla propria.
Il primo è la visione cattolica dell’essere umano come imago Dei: costitutivamente relazionale, dotato di una dignità che non dipende da capacità o prestazioni, ma precede e supera ogni valutazione funzionale, ordinato a un fine che trascende la storia. Questa visione non è un’opzione tra altre all’interno della TDS: è il suo orizzonte normativo.
Il secondo è il primato ontologico dell’umano sull’IA. L’intelligenza artificiale, qualunque sia la sua sofisticazione funzionale, rimane ontologicamente subordinata all’intelligenza umana che la finalizza, la valuta e la può dismettere. Questo primato non è una preferenza antropocentrica arbitraria: è la condizione perché qualsiasi discernimento etico sull’IA resti possibile.
Il terzo è la non neutralità dell’IA. I sistemi di intelligenza artificiale non sono strumenti passivi nelle mani di chi li usa: incorporano scelte di valore lungo tutta la catena del loro sviluppo, orientano l’attenzione e il desiderio, amplificano certi comportamenti e ne scoraggiano altri. Descrivere l’IA come neutrale è già una scelta ideologica che nasconde i rapporti di potere inscritti nelle sue architetture.
Il quarto è il riconoscimento che l’IA condiziona psicologia e sociologia prima della deliberazione. Il condizionamento più profondo dell’ecosistema digitale non opera al livello delle scelte consapevoli, ma a quello delle disposizioni che precedono le scelte: habitus cognitivi, soglie di attenzione, strutture del desiderio, immaginari collettivi. Una riflessione che si limiti al livello degli usi e delle norme non tocca il livello in cui la trasformazione più radicale sta avvenendo ed è il punto in cui, come visto nel § II, la Magnifica Humanitas stessa si è fermata sulla soglia.
Il quinto è la necessità della metafisica. Le domande che l’IA solleva, che cosa è nell’ordine dell’essere, quali forme di causalità esercita, in quale rapporto si pone con l’intelligenza umana, sono domande ontologiche prima che etiche. Rispondervi senza una metafisica non è possibile: si possono solo occultare le risposte implicite dentro categorie non esaminate. La TDS esige che i presupposti metafisici siano resi espliciti e argomentati, qualunque sia la tradizione da cui provengono. La scelta di quale metafisica è aperta al confronto tra traiettorie; la necessità di averne una non lo è.
Il sesto è la distinzione tra principi permanenti e applicazioni storicamente situate, sviluppata nel § VII. Questa distinzione è un punto saldo perché garantisce al campo la capacità di aggiornarsi senza dissolversi: ogni mutamento tecnologico richiede revisione delle applicazioni, non abbandono dei principi.
VI. Un campo, più traiettorie
I cinque paragrafi precedenti definiscono il terreno comune: la diagnosi, l’oggetto, il metodo transdisciplinare, i punti saldi. Su questo terreno possono camminare traiettorie diverse, ciascuna risultato di scelte metafisiche e metodologiche specifiche che il terreno comune non impone e non esclude.
Una traiettoria potrebbe muovere dalla fenomenologia della percezione per descrivere come l’ambiente algoritmico ristruttura l’esperienza vissuta. Un’altra potrebbe partire dalla teoria critica per leggere l’ecosistema digitale primariamente come dispositivo di potere economico. Un’altra ancora potrebbe privilegiare la teologia pneumatologica per chiedersi come lo Spirito agisce entro strutture mediate algoritmicamente. Nessuna di queste è esclusa dal campo, a condizione che rispetti i punti saldi del § V e affronti il compito teorico indicato nel § III.
Questo manifesto presenta, in appendice, la traiettoria specifica del suo autore. È esposta con il dettaglio necessario a comprenderla, non a esaurirla: per lo sviluppo completo si rimanda alle opere citate. La sua collocazione in appendice, e non nel corpo argomentativo principale, è deliberata: vuole rendere visibile che si tratta di una proposta tra altre possibili, sostenuta da ragioni che restano aperte alla discussione, non del contenuto costitutivo della disciplina.
I punti saldi sono i vincoli entro cui la TDS si muove. Chi vi contribuisce deve esserne consapevole nel loro significato, anche senza la competenza per argomentarli accademicamente, e deve farne un limite operante della propria ricerca, non semplicemente una dichiarazione di principio. Un informatico può non saper argomentare l’imago Dei, ma se ne riconosce il significato e lo rispetta come vincolo nell’analisi delle conseguenze antropologiche dell’IA, la sua adesione è reale. Il contributo di ricerca di ciascuno si concentra legittimamente su uno o alcuni punti secondo la propria specializzazione; gli altri restano vincoli rispettati, non argomenti da sviluppare.
VII. La distinzione tra principi permanenti e applicazioni storicamente situate
Qualunque traiettoria percorra il campo della TDS, deve distinguere tra i principi che aspirano a permanenza perché fondati ontologicamente, e le applicazioni che sono storicamente situate e richiedono aggiornamento al mutare delle configurazioni tecnologiche. Oltre ai punti saldi del § V, comuni a tutto il campo, ogni traiettoria introduce proprie categorie teoriche, per esempio l’agency partecipata nella traiettoria tomista. Queste categorie aspirano a loro volta allo status di principio permanente solo se descrivono una struttura ontologica stabile e non una configurazione tecnologica contingente: l’agency partecipata, per esempio, descrive una relazione che vale per qualsiasi intelligenza artificiale, mentre l’analisi della moderazione dei contenuti sui social è un’applicazione legata all’attuale stato della tecnica. Le applicazioni storicamente situate includono l’analisi delle piattaforme social nell’attuale configurazione dell’economia dell’attenzione, le forme concrete di ministerialità digitale emergenti nell’ecosistema contemporaneo, e le scelte metodologiche concrete con cui ciascuna traiettoria applica le proprie categorie ai casi presenti.
Questa distinzione garantisce che il campo non diventi obsoleto a ogni generazione tecnologica, né si irrigidisca in formulazioni che cessano di descrivere i fenomeni nuovi. Le applicazioni sono il modo in cui i principi si incarnano nel presente; la loro rinnovabilità è fedeltà ai principi, non tradimento di essi.
VIII. Il trattamento delle criticità
Un programma di ricerca aperto non è un programma senza criteri: ha bisogno di una procedura esplicita per valutare le obiezioni senza dissolversi in esse. La procedura proposta è questa: le criticità avanzate nei confronti di una traiettoria specifica vengono valutate a partire dai principi che quella traiettoria stessa dichiara, non importati da fuori senza discussione; le criticità avanzate nei confronti del terreno comune, cioè dei punti saldi del § V, vengono valutate alla luce della loro capacità di descrivere i fenomeni meglio delle alternative disponibili.
L’obiezione che la TDS è confessionalista perché assume una visione cattolica dell’uomo viene valutata alla luce della distinzione tra punto di vista del ricercatore e procedure di validazione delle tesi, e della constatazione che ogni tradizione di ricerca parte da presupposti ontologici non completamente neutrali. L’obiezione che la TDS si occupa di questioni già affrontate dai documenti magisteriali viene valutata alla luce del § II: i documenti pongono domande urgenti e corrette, ma non dispongono degli strumenti per rispondervi al livello ontologico e sociologico che la sfida richiede. In ogni caso, la valutazione è argomentata e falsificabile: non un atto di fede, ma un giudizio motivato che può essere contraddetto con argomenti adeguati.
IX. Il profilo dell’équipe di ricerca e l’invito alla partecipazione
La TDS è una ricerca transdisciplinare, e chiunque lavori nella cultura digitale, descritta nel § III, porta con sé il proprio aggettivo disciplinare di provenienza, così come un sociologo che applica le Science and Technology Studies resta sociologo della tecnologia, non diventa altro. Un teologo è un teologo della cultura digitale, un filosofo un filosofo della cultura digitale, un sociologo un sociologo della cultura digitale. La Teologia Digitale Sistematica è la disciplina che raccoglie queste provenienze attorno ai punti saldi del § V: non sostituisce l’identità di chi vi contribuisce, ma offre il terreno comune su cui dialogano.
La TDS trova la propria migliore applicazione in un gruppo di ricerca transdisciplinare, capace di coprire orizzontalmente i campi che il § IV elenca: informatica e ingegneria dei sistemi, filosofia, teologia sistematica, sociologia della tecnologia, scienze cognitive. A questa copertura orizzontale si aggiunge, per ciascun membro dell’équipe, una competenza verticale nel proprio campo specifico che garantisce il rigore del contributo disciplinare.
Questo manifesto non pretende di aver fondato una disciplina: ha iniziato a gettarne le fondamenta, in un cantiere il cui statuto è ancora in corso di definizione. Un programma di ricerca non nasce compiuto: dispone di un nucleo duro di assunzioni non negoziabili, i punti saldi del § V e di una pluralità di traiettorie sviluppabili, modificabili, falsificabili da chi le propone e da chi le discute. La differenza tra chi fonda una scuola e chi apre un cantiere è precisamente questa: il fondatore produce discepoli, chi apre un cantiere chiama collaboratori. Non si tratta di segnare il percorso, ma di indicare una via e di chiedere ad altri di tracciarla insieme.
Chi riconosce in questo campo una direzione feconda è invitato a contribuirvi: proponendo traiettorie alternative a quella esposta in appendice, contestando le tesi che non reggono, applicando i punti saldi a oggetti nuovi, portando competenze che qui mancano. Il confronto è la forma in cui una direzione di ricerca diventa una tradizione intellettuale. Questo sito è lo spazio in cui quel confronto può cominciare.
Edoardo Mattei — Roma, 2026
APPENDICE
Tomismo digitale e agency partecipata: una traiettoria di ricerca
Quanto segue espone, in forma sintetica, la traiettoria specifica con cui l’autore di questo manifesto si propone di percorrere il campo della TDS. Non è il contenuto della disciplina, ma una delle vie possibili attraverso il terreno comune definito nel § V. Per lo sviluppo argomentativo completo si rimanda a Mattei, E. (2026a). Agency partecipata e tomismo digitale. Phronesis.
Il punto di partenza è la dottrina tomista della partecipazione analogica, che permette di pensare il rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana senza riduzionismo né antropomorfizzazione: l’IA partecipa dell’intelligenza umana in modo reale, ma asimmetrico, derivato e ontologicamente dipendente. La teoria delle cause seconde permette di descrivere l’efficacia causale propria degli artefatti tecnici senza attribuire loro autonomia ontologica. La categoria che ne risulta è l’agency partecipata: descrive la modalità di azione dell’IA come partecipazione reale all’azione umana che la trasforma dall’interno pur rimanendo ontologicamente subordinata. Questa proposta supera il Principio di Parità di Clark e Chalmers, che equipara i processi cognitivi interni ed esterni sulla base della loro funzionalità ignorando la direzione causale[4].
Questa traiettoria si avvale anche degli strumenti delle Science and Technology Studies, in particolare il machine habitus di Airoldi, per descrivere come le disposizioni culturali si sedimentano negli algoritmi attraverso processi che precedono l’interazione utente-sistema. La categoria teologica delle strutture di peccato, elaborata dalla Dottrina Sociale della Chiesa a partire dalla Sollicitudo Rei Socialis, riceve in questa traiettoria un’applicazione specifica alle configurazioni algoritmiche, e una categoria speculare di strutture di grazia digitali descrive le configurazioni che facilitano la crescita integrale della persona.[5]
Il fondamento metafisico ultimo proposto è trinitario: la struttura della partecipazione che questa traiettoria scopre nell’IA, mutua inabitazione senza confusione delle specificità, asimmetria reale nella relazione, efficacia causale che non implica identità ontologica, riflette, in modo infinitamente distante, ma non per questo privo di significato teologico, la logica relazionale che ha origine nella vita trinitaria.
Questa è una proposta argomentata, non un assioma: chi ritiene che un altro framework metafisico descriva meglio i fenomeni indicati nel § III è invitato a mostrarlo, non semplicemente a dichiarare una preferenza per una tradizione diversa.
Riferimenti bibliografici
Documenti del Magistero
Commissione Teologica Internazionale. (2026, 4 marzo). Quo vadis, humanitas? Pensare l’antropologia cristiana di fronte ad alcuni scenari sul futuro dell’umano. Libreria Editrice Vaticana.
Dicastero per la Comunicazione. (2023, 28 maggio). Verso una piena presenza. Riflessione pastorale sul coinvolgimento con i social media. Libreria Editrice Vaticana.
Dicastero per la Dottrina della Fede & Dicastero per la Cultura e l’Educazione. (2025, 14 gennaio). Antiqua et Nova. Libreria Editrice Vaticana.
Giovanni Paolo II. (1987, 30 dicembre). Sollicitudo Rei Socialis. Libreria Editrice Vaticana.
Leone XIV. (2025, 10 maggio). Discorso al Collegio Cardinalizio. Libreria Editrice Vaticana.
Leone XIV. (2025, 10 luglio). Messaggio per l’AI for Good Summit. Libreria Editrice Vaticana.
Leone XIV. (2025, 4 ottobre). Dilexit te. Libreria Editrice Vaticana.
Leone XIV. (2026, maggio). Magnifica Humanitas. Libreria Editrice Vaticana.
Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. (2005). Compendio della dottrina sociale della Chiesa. Libreria Editrice Vaticana.
Tommaso d’Aquino. (1997). Summa Theologiae. Edizioni Studio Domenicano.
Filosofia della tecnologia e STS
Airoldi, M. (2022). Machine habitus: Toward a sociology of algorithms. Polity Press. (Trad. it.: Machine habitus. Sociologia degli algoritmi. Il Mulino, 2024).
Clark, A., & Chalmers, D. J. (1998). The extended mind. Analysis, 58(1), 7–19.
Floridi, L. (2025). La differenza fondamentale. Artificial agency e una nuova filosofia dell’intelligenza artificiale. Mondadori.
Latour, B. (2005). Reassembling the social: An introduction to actor-network-theory. Oxford University Press. (Trad. it.: Riassemblare il sociale. Meltemi, 2009).
Romele, A. (2023). Digital habitus: A critique of the imaginaries of artificial intelligence. Routledge.
Vallor, S. (2016). Technology and the virtues: A philosophical guide to a future worth wanting. Oxford University Press.
Critica delle strutture e capitalismo digitale
Srnicek, N. (2017). Capitalismo digitale. Luiss University Press.
Zuboff, S. (2019). Il capitalismo della sorveglianza. Luiss University Press.
Teologia digitale e discipline adiacenti
Benanti, P. (2023). Oracoli: Tra algoretica e algocrazia. Luca Sossella Editore.
Coeckelbergh, M. (2020). AI ethics. MIT Press.
Spadaro, A. (2012). Cyberteologia: Pensare il Cristianesimo al tempo della rete. Vita e Pensiero.
Opere dell’autore
Mattei, E. (2022). I Vangeli narrano il digitale: Lettura biblica per l’era digitale. EDB.
Mattei, E. (2024). Elementi di cultura digitale cristiana. Phronesis.
Mattei, E. (2026a). Agency partecipata e tomismo digitale: Fondamenti per una teologia sistematica digitale. Phronesis.
Mattei, E. (2026b). Beyond the parity principle: Participated agency as a framework for generative artificial intelligence and human subjectivity. Preprint, PhilArchive.
[1] Leone XIV, Discorso al Collegio Cardinalizio, 10 maggio 2025; Id., Messaggio per l’AI for Good Summit, 10 luglio 2025; Id., esortazione apostolica Dilexit te, 4 ottobre 2025, n. 10.
[2] Dicastero per la Comunicazione, Verso una piena presenza, 28 maggio 2023; Dicastero per la Dottrina della Fede e Dicastero per la Cultura e l’Educazione, Antiqua et Nova, 14 gennaio 2025; Commissione Teologica Internazionale, Quo vadis, humanitas?, 4 marzo 2026.
[3] Leone XIV, Magnifica Humanitas, maggio 2026, cap. III. L’analisi è sviluppata in Mattei, E., «L’algoritmo forma l’anima. Virtù tecnologiche dopo la Magnifica Humanitas», Vino Nuovo, 28 maggio 2026; e in Mattei, E., «Magnifica Humanitas: la Chiesa entra nel cantiere del tempo digitale», SettimanaNews, 28 maggio 2026.
[4] La definizione e il fondamento tomista dell’agency partecipata sono sviluppati in Mattei, E. (2026a). Agency partecipata e tomismo digitale. Fondamenti per una teologia digitale sistematica. Phronesis, cap. 3 e 5. La critica al Principio di Parità di Clark, A. & Chalmers, D. J. (1998). «The extended mind». Analysis, 58(1), 7–19, è sviluppata in Mattei, E. (2026b). Beyond the parity principle. PhilArchive
[5] Mattei, E. (2026a), cap. 2 e 4.
